• De publica felicitate. La felicità pubblica ha un costo e un senso

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    mammini_santinoLa felicità, quella pubblica, nasce dall’incontro di due valori: quello economico, come spazio concreto per il fare, e quello ideale, come sentimento del luogo dove si vive.
    Si è voluto accrescere felicità pubblica a San Concordio, Sant’Anna e San Vito, quartieri maturi ormai per la significativa trasformazione generata a partire dai 30 milioni di stanziamenti già acquisiti dall’Amministrazione comunale uscente, e da una visione della città che offre servizi indispensabili per la persona-abitante e aria meno inquinata da respirare.
    Un amministratore queste cose le sa e deve sempre scegliere: c’è differenza tra una discoteca e un centro d’incontro, intrattenimento e lettura; tra luoghi costruiti sul cemento ed altri sul verde, amico delle famiglie e di chi vuole vivere spazi aperti e pubblici in compagnia. Questo, in fondo, è ciò che sta dietro le carte e i numeri, aridi quando non facilmente comprensibili o casuali perché sparati da chi ha osteggiato un percorso, del nuovo Piano Strutturale, principale strumento urbanistico della città. Bisognava proporre un’idea di città e da quella dire sì o no a cose concrete: questo è ciò che abbiamo fatto e ciò che vorremo continuare a fare. A San Concordio, per fare un esempio, l’area ex-Gesam sarà bonificata, con parcheggio pubblico, piazza coperta così come piazzale Moro. Anche a San Vito si punterà sulla connessione attraverso percorsi pedonabili e ciclabili interni, aree verdi, recupero e ri-uso di edifici chiusi. Lo stesso accadrà per Sant’Anna, dove si prevedono anche infrastrutture capaci di superare la caoticità del traffico, come la rotonda all’altezza di piazzale Boccherini. Insomma, vecchie periferie che spariscono e nuovi quartieri che rivivono in naturale e facile connessione con la bellezza del centro storico: saranno luoghi dai quali si potrà raggiungere la città storica senza rischio e gradevolmente.
    Questo il senso e questi i fatti per la città che si ha in mente, e questa l’idea di una felicità pubblica possibile perché i luoghi del nostro vivere quotidiani sono oggi finalmente pensati mettendo la persona al centro delle scelte. Niente di più, ma neanche niente di meno.

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