• Piano Operativo: dopo il Piano Strutturale un progetto con regole univoche, chiare e aggiornate

    Share

    amelieCon il Piano Strutturale abbiamo dotato la città di un progetto sano per il governo del territorio. Abbiamo fatto un passo in avanti che dovrà completarsi però con il Piano Operativo. Strumento di cui la città ha estremamente bisogno. Il ciclo che si era fondato sull’uso di una risorsa finita, il territorio, e su un settore, quello dell’edilizia, che genera beni durevoli e quindi con tempi brevi di saturazione della domanda, ha lasciato alla città uno stock di invenduto, un aumento della manodopera disoccupata e una diminuzione delle risorse a disposizione del settore pubblico, pensiamo al crollo degli oneri di urbanizzazione e alla conseguente difficoltà delle amministrazioni a sopperire alle spese per i lavori e le manutenzioni. Quel ciclo, che non ha certo riguardato la sola Lucca, ha avuto impatti negativi sul fronte dell’armonia urbana, dello spazio pubblico, del paesaggio. Non dimentichiamo quindi che una certa ferita c’è stata dopo l’esplosione delle volumetrie, la perdita di controllo sui numeri, l’eccessiva cementificazione che ha richiesto, nel 2012, una Variante agli strumenti, tardiva e straordinaria, ma che in parte è tutt’ora vigente e che non è più in grado di rispondere alle esigenze dell’oggi. Inoltre dallo scorso maggio, passati cinque anni, sono decadute le previsioni di trasformazione sottoposte a pianificazione attuativa contenute nel Regolamento Urbanistico. Quel ciclo si è chiuso anche con la redazione, da parte della Regione, di una nuova legge sul governo del territorio e del Piano Paesaggistico. Quindi dopo il Piano Strutturale, perfettamente conforme a questi nuovi strumenti regionali, abbiamo bisogno di continuare il percorso con un Piano Operativo che sia più attuale, che risponda meglio alle necessità di una città che ha ripreso, seppur timidamente, a muoversi, di conseguenza occorrono regole univoche, chiare, aggiornate, che siano in grado anche di scandire i tempi degli interventi. Fattore tempo che sappiamo essere fondamentale per decidere se avventurarsi o meno in qualsiasi tipo di operazione che abbia la città e il suo territorio come luogo di intervento. Il tempo è la più scarsa e preziosa delle risorse, dal momento che un progetto, se non realizzato nei tempi previsti, può anche veder decaduto il bisogno che lo ha ispirato e quindi divenire vecchio prima di nascere. Abbiamo necessità del Piano Operativo, inoltre, proprio per collocare, definire, limitare questi interventi dentro il disegno della città, dentro il progetto che ci è dato proprio dal nuovo Piano Strutturale. Abbiamo la responsabilità quindi di dare ancora maggiore concretezza alle idee, alle proposte maturate anche attraverso il percorso di partecipazione che abbiamo fatto e che andremo a fare di nuovo.
    Percorso condotto con il metodo dell’ascolto e dell’approfondimento, perché riteniamo importante il punto di vista degli abitanti di un luogo nell’analisi della progettazione urbanistica. Percorso che vorremmo più utile e meno dispersivo possibile, senza ipocrisie o vendite di fumo.
    Apriamo quindi un nuovo percorso di lavoro, che vogliamo più ampio e condiviso possibile, a cominciare da qui, da questo emiciclo: come ho già avuto modo di dire anche in Commissione e qui lo ribadisco, ci sono temi così vasti e complessi, multidisciplinari, temi così interessanti e anche difficili che pretendono una visione e un’applicazione da parte di tutti che sia la più vera e onesta possibile, se siamo qui a rappresentare la città, immagino che sia anche perché la vogliamo migliorare, e quello che ci spinge a farlo è un attaccamento, un affetto, un amore verso questi nostri luoghi. Dobbiamo trovare il modo migliore per farlo e ieri in Commissione abbiamo un po’ discusso di questo. Certo è che ognuno dovrà fare la propria parte, all’interno di un ruolo dato, ma con la consapevolezza che tutti siamo importanti. La politica darà gli obiettivi, determinerà le strategie, la tecnica ci aiuterà a raggiungerli. Sarà lo politica che dovrà ritornare centrale nel definire gli orientamenti di vita delle città, l’idea di comunità che abbiamo, da qui scaturirà il disegno urbano. Di fronte a compiti così rilevanti è richiesto uno sforzo ulteriore da parte nostra, sia che si sieda da una parte o dall’altra dell’aula, un impegno ad alleggerirsi, ogni tanto, da strali, vessilli ed etichette e che si ragioni il più possibile da persone, da abitanti e ripartendo da lì cercare poi di fare sintesi. Il mio appello può sembrare “ecumenismo” spicciolo, eccessiva semplificazione, può darsi, ma pensate se negli anni passati ci fosse stata meno paura, più concretezza, meno timore di perdere consensi e più unità di intenti nell’interesse prioritario della città. Forse nel 2018 non saremmo ancora a parlare di raddoppio della linea Firenze-Pistoia-Viareggio… e sempre nel 2018 non impiegheremo più tempo per andare da Lucca a Firenze che da Firenze a Roma… o non avremmo i TIR che lambiscono le Mura. Ci troveremo quindi a compiere un gran numero di scelte leggendo la città vera per elaborare la carta della città che la dovrà regolare, disciplinare; scelte di cui siano protagonisti coloro che la vivono e noi tutti che la amministriamo. Sarà la ricerca del miglioramento della qualità della vita, dell’equilibrio e dell’armonia possibile il leitmotiv del nostro percorso. Equilibrio che sappiamo però essere uno stato fragile e complesso, soprattutto in momenti come quello che stiamo vivendo segnati da accelerazioni e mutamenti repentini: le basi dell’economia delle nostre città stanno cambiando così come la domanda di città da parte dei cittadini. Cittadini che sono attori, spettatori, utenti, produttori, consumatori, valutatori e contribuenti, sono residenti e sono turisti, siamo tante cose tutte insieme, da qui la complessità e quindi la necessità della ricerca di un equilibrio, come dicevo prima. Una città sostenibile è quella che riesce a mediare tra i bisogni e le spinte dei diversi “gruppi”; sostenibile è la città che sa conseguire e mantenere l’equilibrio tra diritti e aspettative delle persone, è da considerarsi felice quella città che risponde davvero alla domanda di chi la vive. Domanda però che si segmenta a seconda di quanti sono i soggetti di cui è espressione. E quindi la città di chi vive e lavora ma anche quella dei turisti, dei visitatori, degli ospiti del fine settimana o delle folle per i grandi eventi. Tutti sono portatori di esigenze diverse, talvolta addirittura opposte. E quindi occorre governare il sistema cercando di tenere insieme domande e attese che potrebbero entrare in frizione. Quindi dal tema della quotidianità a quello della gestione degli eventi più impegnativi per la città, sono questi gli estremi del nostro perimetro di lavoro, degli ambiti tematici: il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche alla progettazione o il completamento dei centri di quartiere, un ruolo centrale delle politiche per la casa negli interventi di edilizia residenziale, il miglioramento dell’accessibilità e la dotazione di parcheggi, della viabilità e dei percorsi di mobilità urbana, la definizione di strumenti per la difesa idrogeologica, la vulnerabilità idraulica, geomorfologica o sismica, la realizzazione di un parco urbano per ogni quartiere, disposizioni volte a garantire un’alta qualità architettonica degli insediamenti, la trasformazione, il recupero, la delocalizzazione degli impianti produttivi dismessi posti in aree agricole. Sono questi solo alcuni degli obiettivi.
    Si parlerà del libro dei sogni? Ma per realizzare qualsiasi cosa occorre prima pensarla, progettarla, renderla appunto realizzabile. E questi strumenti di governo ne sono il presupposto. Abbiamo visto che strumenti “difettati” hanno prodotto risultati non all’altezza della nostra città. Lo scenario economico dicevamo, ma anche quello politico, sociale, culturale, tecnologico cambia velocemente e non possiamo illuderci di essere esenti da queste trasformazioni, confidando che le nostre Mura, meravigliose come sono, ci possano difendere dai cambiamenti epocali. E quindi dobbiamo essere pronti, definendo obiettivi, percorsi, strategie, scegliendo una rotta con la condivisione più ampia possibile, procedendo con l’ascolto e con l’analisi e cercando di tenere insieme quelle domande e quelle aspettative. Questi cambiamenti devono essere letti, analizzati e governati. Questo il nostro compito.
    Il Piano Operativo avrà la consapevolezza di un territorio forte della sua bellezza, ma che dovrà avere il diritto di cambiare laddove, al suo interno, non si è ben operato generando brutture, disarmonia, scarsa vivibilità; dovrà avere il diritto di migliorarsi sempre, ma continuando a raccontare la sua storia e magari a generarne di nuova, attraverso una grammatica che sia la più lineare e chiara possibile. Iniziamo a giocare la partita con le regole che abbiamo scritto, entro il limite del territorio urbanizzato: è in quel perimetro che potremo pianificare nel dettaglio ogni azione di riqualificazione degli insediamenti e risolvere alcuni brani di città che, come dicevo prima, sono rimasti scollegati tra loro. Sarà l’occasione di ricucire tessuti urbani di recente costruzione senza dignità e dotarli di servizi, accogliendo una vera sfida in termini di governo della città anche grazie allo strumento del bilancio positivo: gli interventi di trasformazione dovranno garantire un bilancio complessivamente positivo tra recupero del patrimonio edilizio esistente e le previsioni di interventi che impegneranno nuovo suolo, sempre comunque all’interno del territorio urbanizzato.
    Il territorio già urbanizzato potrà tornare così a “respirare”, modificando le sue geometrie all’interno di un confine oltre il quale la grande risorsa del nostro paesaggio rurale sarà rispettata nei suoi equilibri. I temi strategici dovranno essere declinati dal Piano Operativo che dovrà prevedere strumenti di analisi e verifica dell’efficacia delle azioni del Piano stesso, quello che è mancato ai vecchi strumenti, il dialogo tra loro, la rispondenza e il monitoraggio costante. I temi sono quelli del riuso, delle aree ritenute strategiche, lo spazio pubblico capace di attrarre e far sentire a proprio agio le persone, perno di una città conviviale e accogliente che produce relazione; un altro tema è quello della mobilità, dell’accesso alla città, dei parcheggi e poi il tema ambientale: dovranno essere individuati gli ambiti dei parchi e dei siti di valenza naturalistica che già il Piano Strutturale riconosce e saranno definite le previsioni e le disposizioni di tutela, conservazione e valorizzazione. Per le aree agricole periurbane dovrà essere promosso il sostegno delle forme di agricoltura integrabili con gli insediamenti urbani, compresi gli orti sociali, salvaguardando gli elementi del paesaggio rurale ancora presenti e anche il sostegno delle forme di agricoltura in grado di garantire il recupero delle sistemazioni agrarie tradizionali di valenza paesaggistica e storica. Continuiamo quindi il lavoro per una politica territoriale che ricompone, rigenera, riordina. Il modello economico di oggi non richiede più un impiego intensivo del territorio (abbiamo già dato) ma anzi cerca di migliorare le condizioni di vita quotidiana anche per attrarre investimenti, nuovi motori di sviluppo basati sull’innovazione e la conoscenza. A Lucca si investe perché a Lucca si sta bene. E per Lucca vogliamo intendere anche i quartieri, le frazioni e i paesi, occorre creare equilibri nuovi tra abitazioni e servizi: occorre creare connessioni per favorire l’incontro, la relazione cercando di creare comunità, coesione e quindi presidio del territorio. È ancora una volta la persona a guidare le nostre scelte: la qualità della vita, l’armonia con l’ambiente e con l’altro. Vogliamo restituire una città migliore di come l’abbiamo trovata lasciando in dote, nel tempo, strumenti efficaci che dureranno più di un’amministrazione e che incontreranno nuove generazioni. Il Piano Operativo avrà il linguaggio, serio e puntuale, della tecnica urbanistica, ma prima di tutto sarà espressione di una visione politica orientata a restituire valore alla felicità e realizzazione dell’altro. Vi troverà sintesi la ricerca dell’armonia per una città più giusta, più pubblica e più bella. Abbiamo davanti a noi la possibilità di rafforzare la nostra identità con regole nuove che andranno, intervento dopo intervento, a ridisegnare una forma urbis coerente con la storia e la cultura del nostro territorio ma, al tempo stesso, farlo con coraggio e creatività.

    *immagine tratta dal film “Il favoloso mondo di Amélie”, 2001

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>