• Il pattume avrà anche un cuore, ma…

    Sul sito di Cittadinanzattiva è pubblicato un dossier (dati Legambiente) nel quale si legge che Lucca è, tra i capoluoghi toscani, una delle città dove per i rifiuti si spende di più. Solo per fare un esempio, se una famiglia lucchese nel 2007 spendeva 270 euro all’anno, nel 2011 ha speso quasi 300 euro registrando un aumento del 10,6%.

    Purtroppo negli ultimi anni è aumentata anche la quantità di rifiuti prodotti. Nel 2010 ogni cittadino ha prodotto 825,4 chilogrammi di rifiuti, in pratica il 6,7% in più rispetto all’anno precedente.

    È evidente che il lavoro da fare è ancora molto partendo da una maggiore sobrietà che inneschi un cambiamento culturale: modificare il modo di progettare, di produrre, di distribuire e commercializzare prodotti, rivedere comportamenti consolidati e stili di vita. Basti pensare alla quantità di materiale che ci troviamo a dover smistare quando sistemiamo i sacchi della spesa. Occorre un’educazione, fin dalla prima infanzia, basata sul consumo critico, occorre eliminare il più possibile i prodotti “usa e getta” e cambiare il sistema di imballaggio (prodotti alla spina, diminuzione dell’uso di acqua confezionata, compostaggio domestico). Dobbiamo promuovere e sostenere i gruppi di acquisto solidale, incentivare la filiera corta dei prodotti mettendo in comunicazione diretta produttori e consumatori locali, promuovendo la cultura della differenziazione, del recupero, del riuso e del riciclaggio.

    Queste non sono certo novità, sono pratiche ormai conosciute e messe in atto in molte città.

    Che cosa è stato fatto a Lucca negli ultimi anni a parte iniziare, e in modo neanche tanto organizzato, la raccolta porta a porta in alcuni quartieri? Occorre fare ancora di più, anche con piccoli accorgimenti, per esempio: perché non istallare cestini dei rifiuti anche nelle strade di quartiere? Perché non fare in modo sistematico la pulizia anche delle principali strade fuori del centro storico?

    Il “porta a porta” non è una modalità integrativa al sistema tradizionale di gestione dei rifiuti ma un passaggio graduale da un sistema dominante ad un sistema alternativo, diverso, che investe sulla fiducia nelle persone, sul loro senso di responsabilità e su alti livelli di partecipazione. Per questo la chiave per riuscire sta nella convinzione dell’Amministrazione comunale e dell’Azienda partecipata competente.

    Del resto l’aumento della quantità di raccolta differenziata andrebbe a vantaggio degli stessi cittadini che dovrebbero ricevere, in forme e percentuali da mettere a punto, sconti sulla bolletta della Tia.

    Per far questo è essenziale il pieno coinvolgimento delle persone, perché la raccolta differenziata “porta a porta” entra nelle case e ci “costringe” a cambiare qualcosa nelle nostre abitudini, ci chiede di modificare comportamenti individuali e familiari consolidati da anni, insomma un cambio di mentalità per cittadini, imprenditori e amministratori.

    Potremmo sperimentare l’introduzione della “tariffa puntuale”, un sistema di pesatura dei rifiuti, praticato anche in altre città, che permette a ciascuna famiglia di pagare secondo la quantità di rifiuti che produce realmente. Creando automaticamente un circolo virtuoso.

    Un cambiamento culturale da fare insieme, coinvolgendo in primis la Scuola e tutti i soggetti a vario titolo interessati.

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