Un nuovo Piano Strutturale

Ci piace una città dove la Persona diviene misura delle nostre scelte.

Torniamo quindi a parlare di Urbanistica in termini di relazione, conoscenza, opportunità, consapevolezza del luogo che abbiamo la fortuna di vivere. Troppe volte dividiamo la città in comparti separati: la Lucca dei commercianti, quella dei residenti, degli automobilisti, degli albergatori, quella degli industriali… È limitante definirci solo per l’attività che svolgiamo, il luogo in cui abitiamo o per il mezzo di locomozione che usiamo. Siamo tante cose tutte insieme. Siamo per prima cosa Persone. Con le nostre incertezze e le nostre aspirazioni, con le nostre paure e con i nostri sogni – parola svenduta ma che vogliamo riconnettere intimamente al nostro essere e stare nella comunità.

Vogliamo portare con noi lo sguardo di chi osserva la città dall’alto e aspira a possederne la visione d’insieme ma anche lo sguardo dell’uomo che si muove all’altezza degli altri uomini, che pratica la città ogni giorno e la vive recependo ciò che qualsiasi strumento di previsione non è in grado di misurare: il racconto della città, i desideri, le domande, la poesia, la sostanza della città. Vogliamo agire tra queste due prospettive perché il Piano Strutturale non sia soltanto un atto burocratico-amministrativo, ma un’avventura sensibile, umile e determinata, a recepire le necessità di chi questa città la abita.

Vogliamo guardare alle vicende del mondo con la consapevolezza di avere alle spalle una storia e con l’ambizione di essere, pur nel nostro piccolo, protagonisti di questo tempo per uscire da un certo provincialismo e da una certa autoreferenzialità.
È necessario per questo un ritorno alla centralità della Politica nella definizione degli orientamenti di vita. L’Urbanistica, che è cultura e visione della città è pronta ad avviare un percorso da completare come azione collettiva e condivisa in tutte le sue fasi: conoscitiva, programmatica e progettuale. Lucca avrà una strumentazione urbanistica sana, funzionale, comprensibile e anche bella. Questo documento non dovrà rimanere chiuso in un cassetto, ma dovrà essere letto, emendato, arricchito da chiunque vorrà condividere con noi questa impresa.

Certo, il compito è notevole, ma siamo consapevoli che solo andando oltre le consuete e consunte etichette, gli stereotipi, i personalismi e guardando al di là delle nostre mura, unendo le migliori energie verso obiettivi condivisi, questa città riuscirà, finalmente, a essere luogo delle scelte. Perché Lucca diventi “contenuto” e non rimanga solo un bel “contenitore”.

Siamo consapevoli che la città aspetta da troppo tempo l’elaborazione dei nuovi strumenti urbanistici: per questo non attenderemo la conclusione dell’iter del Piano Strutturale, ma fin da subito procederemo con varianti anticipatorie del nuovo Regolamento Urbanistico finalizzate a disciplinare aree di rigenerazione urbana (per esempio, Campo di Marte) che verranno individuate dallo stesso Piano Strutturale in elaborazione. Il Piano Strutturale vigente è del 2001 e il Regolamento Urbanistico in vigore fino alla Variante di salvaguardia del 2012 si è rivelato disastroso per i danni estetici, ambientali e funzionali prodotti dall’incontrollato eccesso di edificazione, conseguenza annunciata di un’urbanistica congegnata soprattutto in funzione di specifiche operazioni immobiliari, senza strumenti di controllo e monitoraggio. Il risultato sta nei numeri: negli ultimi dieci anni si è costruito troppo e male, producendo una notevole quantità di invenduto e creando una carenza di spazi pubblici (soprattutto verde nei quartieri, parcheggi). Occorre quindi interrompere il consumo di suolo e invertire la tendenza, ritrovare un ordine e un’armonia urbana e dello spazio pubblico anche attraverso la pianificazione delle funzioni, creando nuovi equilibri tra servizi e abitazioni per favorire l’incontro, la condivisione, creando “comunità”.

È necessario quindi rivalutare e sostenere gli ambiti non urbanizzati recuperando al massimo la capacità produttiva di questo particolare territorio rurale che sia compatibile con le contigue aree urbane, nel rispetto della struttura agraria della nostra Piana che ancora oggi mostra, nel disegno dei campi, delle fosse, delle corti e delle ville, la sua minuta articolazione a servizio della città storica, assetto questo che nel suo complesso è da considerare un sistema integrato di città e campagna.

Occorre una programmazione volta al recupero delle aree dismesse e alla rigenerazione della qualità abitativa dei quartieri prevedendo, laddove possibile, anche un piano di de-cementificazione. Occorre ricucire il tessuto urbano favorendo le piazze, il verde, gli spazi di aggregazione, anche giovanile. I non luoghi che punteggiano le nostre periferie troveranno un loro ruolo di cerniera con l’intorno. È la vivibilità l’obiettivo cui tendiamo, certi che se il cittadino è portato a vivere un luogo, questo luogo crescerà in sicurezza, decoro, fiducia e qualità.
Vogliamo poter contare sul sorriso della porta accanto come primo tassello di un domino di solidarietà e accoglienza. Occorre un uso del territorio che tenga conto degli utenti “deboli” e della necessità di creare spazi in grado di accogliere relazioni attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche e urbanistiche e la realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili protetti nell’ottica di una mobilità alternativa. Vogliamo così recuperare al meglio anche il rapporto tra “contado” e centro storico attraverso quell’osmosi quotidiana che dalle radiali alle corti alimentava la città rifornendone i mercati.

Occorre preoccuparsi del recupero dei vecchi volumi abbandonati o dismessi, affinché possano utilmente assolvere alle nuove necessità. Il tema della rigenerazione si sposa con l’opportunità di ideare le vecchie aree secondo gli attuali modelli economici della conoscenza e dell’innovazione, conferendo loro funzioni di traino per lo sviluppo complessivo della città, e non solo e ancora come disponibilità volumetriche per favorire la rendita fondiaria. Siamo convinti che sia l’offerta a creare la domanda e che il Piano Strutturale sia un’occasione per evolvere, per consolidare una tendenza che a Lucca è già in atto con risultati tangibili. Il Polo Tecnologico non è un annuncio ma, inserito nel Parco Urbano dell’Innovazione, è modello di riqualificazione sostenibile unico in Toscana e Luccaport è un centro ecologico di logistica urbana di eccellenza europea. Attenzione particolare sarà posta alla filiera dell’edilizia affinché si caratterizzi verso la ricerca, la creatività e l’innovazione, prevedendo tecniche e materiali per il risparmio energetico e la tutela ambientale, forti anche della presenza a Lucca del Centro di Documentazione e Formazione regionale di Abitare Mediterraneo che da qualche anno si dedica a questa attività. Occorre rendere più semplici le comunicazioni prevedendo una diffusione capillare delle reti telematiche a banda ultra larga e incentivare la libera connessione wifi. La velocità della fibra ottica può rendere il nostro territorio più attrattivo per le imprese, senza sottovalutare che anche l’accesso all’informazione è un importante diritto di cittadinanza che avremo cura di garantire in forme sempre più agili. Si tratta oggi di un presupposto cardine per rendere effettivi i processi democratici che auspichiamo. Occorre, infine, riconoscere il valore dinamico della cultura nello sviluppo di Lucca e tradurlo nella riscrittura urbanistica di ampi brani di città anche in funzione di un turismo vario e curioso.

Vogliamo ampliare per ciascuno di noi luoghi, linguaggi e occasioni di capire il passato, stare bene nel presente e pensare il futuro. Siamo chiamati, tutti, a reinventare la nostra città e proiettarla nel tempo, nella coscienza che le generazioni che verranno hanno importanza pari alla nostra. Questo, non altro, indica l’intelligenza del nostro fare. Una responsabilità che ha tuttavia la leggerezza dell’emozione e la stessa capacità di imporsi in ragione di quel magnetismo che Lucca naturalmente esercita e che l’onore di governarla ci chiama a proteggere ed esaltare. È la bellezza di Lucca che ci emoziona e lega. È la bellezza di Lucca che ne determina in gran parte la qualità della vita. Perché, come leggiamo nel Costituto senese del 1309, chi governa deve avere a cuore “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”.

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