• Il punto del Piano

    CentroStoricoLuccaLa comunicazione di Giunta del 15 dicembre 2015. Tutti gli elaborati del Piano Strutturale sottoposti all’attenzione degli amministratori sono ora completi ma si devono ancora esprimere l’Autorità di Bacino del fiume Serchio – presso cui sono stati depositati gli elaborati del piano – e il Genio Civile. Proseguirà il percorso di discussione all’interno della Commissione Urbanistica, che già ha dato il suo importante contributo durante la gestazione del lavoro, fino alla presentazione in Consiglio per l’adozione. Si tratta dunque di un Piano completo in ogni sua parte ma ancora aperto, quello oggetto della comunicazione di Giunta presentata dall’assessore all’Urbanistica Serena Mammini. Un passaggio che vuole significare mettere un punto fermo, a conclusione di un lavoro che dal punto di vista tecnico si è concluso in due anni in un contesto normativo regionale complesso e in movimento. Lucca inaugura una nuova stagione urbanistica e fa da apripista a tutta la Toscana: è il nostro comune il primo capoluogo ad adottare un Piano Strutturale dopo l’entrata in vigore della LR 65/2014 e del piano paesaggistico. Siamo stati in grado di fare presto e bene, motivati dalla necessità di scrivere con chiarezza e con determinazione un nuovo capitolo del governo del nostro territorio, basato sulla cultura e responsabilità dei luoghi che abitiamo.

    Cos’è un Piano Strutturale. In primo luogo, per la nostra città, è un atto di cultura. Non è un piano regolatore come siamo portati a pensare. I piani regolatori determinavano la sorte di un terreno – murativo o no! – ma i piani regolatori da tempo sono stati cancellati. Secondo le leggi regionali la pianificazione urbanistica comunale si articola ora su almeno tre livelli: piano strutturale, piano operativo e i piani attuativi. Questi piani devono dialogare, essere conformi e tra loro coerenti, rispettare a loro volta i piani di area vasta come il piano provinciale e il piano regionale che in Toscana ha valenza di piano paesaggistico. Si consideri inoltre che da poco più di un anno la Toscana ha una nuova legge di governo del territorio, la n. 65/2014, che ha introdotto novità di rilievo nel linguaggio e nei contenuti della pianificazione. È in questo quadro che si definisce il nuovo strumento urbanistico comunale, il Piano Strutturale, composto da una parte statutaria (Statuto del Territorio) e da una strategica (Strategia dello Sviluppo Sostenibile): la prima costituisce in gran parte il luogo dell’approfondimento delle indicazioni dello Statuto del territorio regionale, espresse dal Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) con valenza di Piano paesaggistico, mentre la seconda rappresenta il disegno strategico di lungo periodo che orienterà il futuro e prossimo Piano Operativo. In altre parole il lavoro che il Comune di Lucca si appresta ad adottare in Consiglio comunale e che è stato comunicato in Giunta è per la città quello che per la nostra Repubblica è la Costituzione. Il Piano Strutturale fa ordine nel sistema di conoscenze del territorio, chiamando in causa discipline diverse, dall’economia alla geologia, dalla sociologia alla cartografia, e su questa base declina i principi cardine per la pianificazione territoriale e urbanistica di lungo periodo e lungo respiro. Non attua, ma getta le fondamenta perché si attui e si faccia bene. Apre un percorso nuovo, perché d’ora in avanti si concretizzino strumenti e azioni in consonanza con i principi di carattere generale e fondativi che esprime.

    Il progetto di Piano. Il Piano Strutturale, per facilitare la comprensione di uno strumento tanto complesso e composito, è paragonabile a una sorta di Costituzione della città per il miglioramento della qualità della vita, i cui “principi fondamentali” sono costituiti da il contrasto al consumo di suolo e il perseguimento di un bilancio positivo tra il recupero del patrimonio edilizio esistente e la nuova edificazione. Nel dettaglio i contenuti essenziali che danno qualità al progetto di piano sono:

    Per il territorio aperto e rurale:

    • il riconoscimento e la progettazione della “rete ecologica” comunale: boschi, parchi e aree protette intesi come patrimonio e insieme organico da tutelare;
    • la valorizzazione del fiume Serchio e del canale Ozzeri, con le loro aree umide, agricole e forestali;
    • il ripristino delle relazioni ecologiche, funzionali e paesaggistiche tra la città, gli insediamenti e il Serchio attraverso la conferma del parco fluviale – esteso all’intera asta del fiume – come luogo della fruizione pubblica;
    • la tutela dei corridoi naturali delle fasce fluviali e perifluviali secondarie (rio Certosa, rio Contessora, torrente Freddana, rio Guappero) e dei loro ambienti;
    • la massima apertura alle possibilità di riconversione agricolo-produttiva delle aree rurali dismesse o abbandonate;
    • la prioritaria destinazione pubblica delle aree agricole periurbane, sperimentando anche forme innovative di gestione e tutela come gli orti sociali o i boschi urbani;
    • l’orientamento alla semplificazione delle fattive modalità di recupero, riqualificazione, adeguamento e riuso del patrimonio edilizio esistente.

    Per il territorio urbanizzato:

    • il riconoscimento e l’affermazione dei valori della città antica oltre i limiti delle Mura (definita oltre la cerchia muraria ed estesa al Borgo Giannotti e agli isolati pianificati di impianto ottocentesco e novecentesco quale monumento a scala territoriale da conservare, promuovere e valorizzare) e lo sviluppo del ruolo di Lucca quale città d’arte e cultura, città capoluogo e distretto comprensoriale, ma anche città-quartiere a servizio degli abitanti e dei cittadini;
    • la tutela del disegno e della struttura storica della città e dei suoi paesi, con le sue radiali, il suo rapporto con il fiume, la campagna con la sua maglia agraria periurbana e il mosaico agrario collinare;
    • l’individuazione e la specifica lettura di ambiti con caratteristiche di recupero, rigenerazione e rifunzionalizzazione nel territorio urbanizzato e rurale, definendo i criteri per la qualità del progetto contemporaneo;
    • il superamento delle regole urbanistiche legate ai tradizionali indici e parametri edilizi, orientando il Piano Operativo verso la chiara distinzione tra interventi sul patrimonio edilizio ed interventi di trasformazione urbanistica;
    • la qualità ambientale dei luoghi in cui viviamo e lavoriamo, con un’attenzione alla riqualificazione dell’orlo della città e dei bordi degli sviluppi lineari, delle aree degradate, riconosciute come ambiti strategici di rigenerazione urbana;
    • una migliorata connessione dei quartieri e dei paesi, da intendersi sia come mobilità sia come accesso all’informazione, alle reti tecnologiche e ai servizi (istruzione, servizi sociali, attività sportive e ricreative);
    • l’armonia e la qualità delle funzioni degli ambiti urbani, in una rete capace di dare valore all’identità dei luoghi, con l’obiettivo di realizzare dei centri e dei parchi a servizio dei quartieri;
    • l’attenzione alla competitività della città, anche nella previsione di possibili espansioni delle attività imprenditoriali e del mercato del lavoro a partire comunque dalla qualificazione dei poli produttivi esistenti;
    • la localizzazione di spazi integrati con il sistema delle aree artigianali e industriali esistenti destinati ad accogliere nuove funzioni produttive ed eventuali delocalizzazioni.

    Per la rete infrastrutturale e della mobilità:

    • la conferma delle previsioni di infrastrutture regionali e intercomunali (assi nord-sud) accompagnate dal miglioramento dei nodi di interconnessione, in primo luogo attraverso una nuova uscita autostradale a Mugnano in alternativa alla complanare est-ovest per la quale si prevede una fascia di salvaguardia per lo studio della fattibilità;
    • la nuova organizzazione della rete infrastrutturale, viaria e tecnologica, con la previsione di corridoi di salvaguardia per alleggerire il traffico sui viali di circonvallazione e con il prioritario completamento dell’asse suburbano;
    • il rafforzamento del centro urbano come “nodo di interscambio modale” tra città e territorio, dando priorità al completamento dei nodi di servizio alla mobilità pubblica (stazione, terminal dei servizi di mobilità pubblica, terminal bus turistici);
    • il potenziamento dei servizi e delle infrastrutture ferroviarie, con la conferma delle stazioni esistenti e la previsione di nuove fermate (Sant’Anna-San Donato e Campo di Marte) e di nuovi tronchetti per il trasporto merci (Ponte a Moriano e S. Pietro a Vico);
    • l’individuazione di nuovi parcheggi di scambio intermodale (esterni alla città), che filtrino e contengano il traffico sui viali di circonvallazione facilitando l’approdo alla città storica e murata sostenendone le funzioni interne;
    • la ricucitura delle periferie con il cuore antico della città, in un rapporto di rinnovato equilibrio anche tra aree rurali e aree urbanizzate favorito dall’attenzione alla rete dell’accessibilità lenta (ciclabile e pedonale);
    • la messa in sicurezza della viabilità interna ai quartieri e alle frazioni (mitigazione del traffico), a favore dello sviluppo di itinerari e percorsi a mobilità lenta, al fine di favorire l’accessibilità a servizi territoriali e ai centri commerciali naturali;
    • il miglioramento della sosta e dell’accessibilità agli insediamenti e ai servizi pubblici delle frazioni e dei paesi;
    • la valorizzazione della rete dei percorsi di fruizione lenta del territorio e della città antica e recente, di valenza storica, religiosa e degli itinerari delle grandi strutture paesistiche.
    Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.